Piccoli suggerimenti di lettura…

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Samuel T. Coleridge – La ballata del vecchio marinaio

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Natura e soprannaturale, leggenda e storia umana si uniscono in una serie di simbologie che rendono la Ballata di Coleridge un classico della letteratura romantica inglese e non. Il vecchio marinaio racconta la propria storia, più fantastica che reale. Quello che sembrerebbe un classico resoconto di viaggio, si scopre in realtà un’ode alla natura e ai suoi misteri impenetrabili al cuore e alla mente dell’uomo. Il quale non può peccare di superbia, ribellandosi alle leggi eterne dell’universo, ma al contrario è necessario che le accetti e le rispetti. L’uccisione dell’albatros da parte del marinaio ha dunque il gusto di un racconto mitico. L’infrazione dell’ordine cosmico e supremo da parte del marinaio deve essere punita. Nello sguardo vivo e brillante del vecchio marinaio – glittering eye, come scrive Coleridge – è facile vedere un riflesso della sua condizione di “Ebreo errante”, di colui che, vagando senza sosta alcuna, deve ripetere il proprio rito di espiazione rievocando di quando in quando il peccato commesso. Solo così potrà forse riscattarsi agli occhi della Natura. Benevola eppure maligna.

Gabriel García Márquez – Cent’anni di solitudine

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Capolavoro indiscusso del Novecento, Cent’anni di solitudine è il grandioso ed epico ritratto della vita di una famiglia attraverso un “viaggio” lungo oltre un secolo. Un viaggio che perde la connotazione di realtà, per sfumare nella simbolicità atemporale del Mito. Tutto sembra avvolto in un’atmosfera mitica, in una nebbia che sembra disorientare il Tempo stesso. Perché se il romanzo sembra, a prima vista, presentare uno svolgimento lineare del tempo, in realtà esso non fa altro che riproporre di volta in volta personaggi e situazioni secondo uno schema ciclico. È la Storia che si ripete, è il ritmo incessante della vita della famiglia Buendía scandita da un eterno alternarsi tra la nascita e la morte. E in tutto questo la casa, simbolo di ciò che dovrebbe garantire l’unità del nucleo familiare, diventa invece luogo di decadenza e di solitudine, luogo entro il quale si consuma la solitaria esistenza dei personaggi. La solitudine – altro grande tema del romanzo – prende vita e si consolida nel corso dei fatidici cento anni, relegando gradatamente nell’oblio tutti i membri della famiglia. Dalla cecità di Ursula, alla clausura di Rebeca, alla follia militare del colonnello Aureliano – tutti, nessuno escluso, sono accomunati da questa inesorabile condizione di solitudine e clausura (più o meno figurata) che li isola ai loro stessi occhi e a quelli del mondo. Una parabola di grandezza e decadenza, di gioia e tristezza. Imperdibile. 

Apuleio – Amore e Psiche

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Senza dubbio la più famosa favola del mondo occidentale. Inserita a metà di quello che viene ritenuto il primo romanzo della latinità, le Metamorfosi – insieme al Satyricon di Petronio – la novella o favola di Amore e Psiche è diventata un topos letterario che ha avuto una diffusione sorprendente in ogni campo. Un esempio su tutti, l’omonima opera di Canova. Ma il mito tramandatoci da Apuleio ha una complessità di implicazioni e di significati che sfuggono a prima vista. Di sicuro nel personaggio di Psiche è facile ritrovare un simbolo del tentativo dell’anima umana di avvicinarsi ad un mondo inintelligibile e ultraterreno, secondo le tesi di grandi nomi della nostra letteratura, da Boccaccio a Leopardi. Ma c’è dell’altro. La favola di Amore e Psiche è anche un’autentica testimonianza della grandezza di Apuleio. Scrittore, retore, filosofo, mago. In Amore e Psiche, così come lungo tutte le Metamorfosi, si ritrova e si riflette, come in un gioco di specchi, la variegata cultura del genio di Madaura. Una sapienza ed una sensibilità artistica che gli permettono di creare un capolavoro senza tempo. Un romanzo dall’ambientazione mitica che ci permette ancora oggi di sognare, trasportandoci in luoghi e tempi dimenticati. Una breve fuga dalla realtà quotidiana. 

Elio Vittorini – Conversazione in Sicilia

conversazione1Non c’è scrittore, si sa, che non rivolga le proprie attenzioni al mondo che lo circonda. Ma la riflessione sul reale prende di volta in volta forme diverse. Ed è questo il caso di Vittorini, che attraverso le pagine di Conversazione vuole regalare un affresco corale di un’umanità verace e “primordiale”. Il viaggio di Silvestro alla riscoperta delle proprie radici diventa un’occasione per raffigurare la varietà della vita umana celata, in superficie, da uno stile felicemente allusivo. In una scrittura scandita da riprese e iterazioni, ogni immagine, ogni nome, ogni oggetto è portatore di un simbolo al di là del quale l’autore intende rappresentare un’umanità policroma, composita nella varietà dei suoi stessi individui. Un’umanità al tempo stesso schiacciata dal peso dei mali del mondo. Ma la veste allegorica del romanzo fa sì che, nonostante la profondità delle tematiche affrontate, la lettura risulti scorrevole, come se ci si trovasse di fronte ad una fiaba. Una fiaba dei tempi moderni, ma con un qualcosa in più.

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