Piccoli suggerimenti di lettura…

Articoli con tag ‘storia’

Salman Rushdie – L’incantatrice di Firenze

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Gli occhi sono lo specchio dell’anima, si dice. Ma possono anche riflettere in sé le mille forme del mondo circostante e piegare, come d’incanto, la realtà al proprio volere. Questo è negli occhi della principessa Qara Köz/Angelica, ovvero Madonna Occhi Neri: creatura misteriosa, passionale, enigmatica. E tutto, intorno a lei, sembra cambiare e rispecchiare le mille luci delle sfarzose corti orientali o delle raffinate città italiane. Passato e presente, Oriente e Occidente, si riflettono l’uno dentro l’altro e si fondono in un’unica entità, quasi senza più nessuna distinzione di tempo e di spazio. Come in un gioco di specchi, ogni cosa si rivela e si nasconde allo stesso tempo. Specchi reali, specchi immaginari – lo specchio magico dei Medici, lo Specchio, fedele e fidata servitrice della principessa Angelica, la fuga da Firenze di Ago, Qara Köz/Angelica e lo Specchio prima e quella da Sikri del misterioso viaggiatore poi. E tutt’intorno fastosi e gloriosi imperi d’Oriente, Rinascimento italiano, Firenze e Machiavelli, tradizioni popolari. La Storia e la Leggenda si confondono, come incantate anch’esse dalla magia della principessa dagli Occhi Neri. Una visione ciclica di un mondo che, a dispetto delle apparenti divisioni, si scopre forse più unito che mai. Come acutamente osserva Mogor dell’Amore, lo straniero, “La maledizione della razza umana non è che siamo così diversi gli uni dagli altri, ma che siamo tanto simili”. Una magistrale lezione di umanità.

Gabriel García Márquez – Cent’anni di solitudine

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Capolavoro indiscusso del Novecento, Cent’anni di solitudine è il grandioso ed epico ritratto della vita di una famiglia attraverso un “viaggio” lungo oltre un secolo. Un viaggio che perde la connotazione di realtà, per sfumare nella simbolicità atemporale del Mito. Tutto sembra avvolto in un’atmosfera mitica, in una nebbia che sembra disorientare il Tempo stesso. Perché se il romanzo sembra, a prima vista, presentare uno svolgimento lineare del tempo, in realtà esso non fa altro che riproporre di volta in volta personaggi e situazioni secondo uno schema ciclico. È la Storia che si ripete, è il ritmo incessante della vita della famiglia Buendía scandita da un eterno alternarsi tra la nascita e la morte. E in tutto questo la casa, simbolo di ciò che dovrebbe garantire l’unità del nucleo familiare, diventa invece luogo di decadenza e di solitudine, luogo entro il quale si consuma la solitaria esistenza dei personaggi. La solitudine – altro grande tema del romanzo – prende vita e si consolida nel corso dei fatidici cento anni, relegando gradatamente nell’oblio tutti i membri della famiglia. Dalla cecità di Ursula, alla clausura di Rebeca, alla follia militare del colonnello Aureliano – tutti, nessuno escluso, sono accomunati da questa inesorabile condizione di solitudine e clausura (più o meno figurata) che li isola ai loro stessi occhi e a quelli del mondo. Una parabola di grandezza e decadenza, di gioia e tristezza. Imperdibile. 

Niccolò Machiavelli – Il Principe

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Quali sono le qualità che un capo politico deve possedere? Quali le caratteristiche imprescindibili di buon governo? Tutto questo e molto altro nel trattato politico del Segretario fiorentino. Umanista e uomo politico, Machiavelli affronta con acume e lucidità le problematiche relative alla definizione di governo, inteso nel senso più autentico. Autentico nella sua ricaduta “sociale”, autentico nella descrizione delle dinamiche e dei rapporti che regolano la vita politica nella sua generalità. Nella sua prosa scorrevole ma attenta alle fondamentali regole imposte dalla retorica classica, Machiavelli analizza con precisione le doti fondamentali che non possono mancare in chi governa. Ma attenzione. Pur nella citazione di esempi e nomi contemporanei, non sfugge un particolare. Cioè di come, andando oltre una certa finalità pratica, il trattato affronti problematiche che prescindono dalla contingenza storica per porsi al di là di essa. Le riflessioni sulla natura dell’uomo, si sa, non muoiono mai. Al contrario. Si fanno sempre più vive anche tra le pagine di opere che non ci aspetteremmo. Allora dovremmo forse tenere cari gli insegnamenti che abbiamo ereditato dal mondo classico. Aristotele sosteneva che l’uomo è fatto per vivere in società. Affermazione più che mai attuale. E che ci spinge a ripensare – sulle orme di Machiavelli – sui fondamenti del vero vivere in comune.

Horace Walpole – Il castello di Otranto

ilcastellodiotrantoIl castello di Otranto di Walpole ha inaugurato un genere che avrà grande diffusione nel corso dell’Ottocento e che si chiuderà con il vampiro di Stoker: il romanzo gotico. L’opera di Walpole precorre i tempi e si pone a capostipite dei romanzi di Mary Shelley, di Lewis, di Polidori. Ne Il castello di Otranto ritroviamo in nuce tutte le caratteristiche salienti del genere gotico, caratteristiche che saranno riprese più o meno fedelmente dai vari successori di Walpole. Ambientazioni in luoghi remoti, “meridionali”, riferimenti a episodi e personaggi i cui confini sfumano tra la storia e la leggenda, ricorso a elementi soprannaturali. Tutti aspetti, questi, che esercitano una forte presa sull’immaginario inglese tra Sette e Ottocento, e che ben amalgamati concorrono alla creazione di atmosfere lugubri e ricche di mistero. Atmosfere notturne, che fanno appello all’inconscio del lettore e ne risvegliano timori e paure. E se il gotico ancor oggi ci affascina, lo dobbiamo alla fervida fantasia di Horace Walpole.

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