Piccoli suggerimenti di lettura…

Archivio per la categoria ‘Teatro’

Luigi Pirandello – Sei personaggi in cerca d’autore

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Riflessione sul teatro e sulla vita, i Sei personaggi in cerca d’autore racchiudono tutta l’essenza del pensiero pirandelliano. Nella richiesta da parte dei sei stravaganti protagonisti di una potenziale messinscena c’è molto di più di una semplice riflessione sull’arte, sul teatro e sui suoi meccanismi. Se il compito del teatro, in un certo senso, è quello di rappresentare la vita, la tragicommedia di Pirandello si rivela magistrale. Non solo essa la rappresenta, ma anche ne arricchisce il significato, in una serie di rimandi che si celano dietro le parole dei personaggi – in particolare del Padre e della Figliastra. I sei bizzarri protagonisti chiedono di vivere. Ma qual è il significato di questa parola? Essi hanno già vissuto il proprio dramma, eppure chiedono di ripeterlo sulla scena. Ed ecco allora che emerge in tutta la sua evidenza una delle grandi questioni della poetica pirandelliana: il drammatico contrasto tra la vita in movimento, sfuggente, mutevole, e la forma, fissa, statica. Ma non solo. La forma è anche quella della parola che ingabbia costantemente il proprio significato e che altera la percezione del reale da parte di ognuno di noi. Mille, anzi, centomila personalità ogni volta differenti, come ci insegnano i personaggi dei grandi romanzi pirandelliani. E nelle parole del Padre risuona, nitida, l’eco delle considerazioni di Vitangelo Moscarda: “Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi […] si crede «uno» ma non è vero: è «tanti», signore, «tanti», secondo le possibilità d’essere che sono in noi”.

William Shakespeare – Amleto

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“Essere o non essere”. I due concetti chiave di tutta la filosofia classica, nonché del pensiero occidentale. Nella frase del principe danese si ritrova tutta l’eredità culturale che il mondo greco e latino ci ha lasciato. Negli anni in cui Shakespeare scrive, grandissima è la riscoperta dei grandi drammi della latinità. Della riscoperta dei valori fondanti la natura umana. Della riscoperta dell’uomo, vero fulcro dell’universo. In un crescendo di azioni e passioni, l’Amleto ci conduce nel cuore delle vicende e dei sentimenti umani, svelandone i più reconditi angoli. La tragedia shakespeariana è uno scandaglio dell’animo dell’uomo, indagato in tutta la sua complessità. Amleto, autentico personaggio tragico, è l’uomo delle antitesi e delle contraddizioni. Malinconico, eternamente combattuto tra l’essere e il dover essere, tra l’istinto e la razionalità, egli trova nella dimensione del dubbio e della follia la realizzazione più congeniale dei propri progetti. Ma inevitabilmente questi progetti di vendetta sono destinati a naufragare. Perché in Amleto convivono risoluzione e debolezza. Perché Amleto, in fondo, è “umano”. 
Sulla tragedia – e soprattutto sull’omonimo protagonista – tanto si è scritto e si è dibattuto. Ma niente è valso a toglierle il fascino che le è proprio. E che la rende immortale.

Molière – Don Giovanni o Il convitato di pietra

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Parlare di un mito quale quello del “don Giovanni” è sempre interessante. Perché questo personaggio, a metà tra realtà e fantasia, ha ispirato da secoli i più insigni uomini di cultura di tutti i tempi, a partire da Tirso de Molina fino a Mozart e a Kierkegaard. Il Don Giovanni di Molière è stato più volte considerato come una delle tappe fondamentali nello sviluppo della mitologia legata all’ormai celeberrimo seduttore di Siviglia. Qui l’impenitente Don Giovanni, sprezzante di ogni pericolo arrecatogli dalla sua condotta non esemplare, persevera nel proprio credo sino alla fine, nonostante il fido servo Sganarello tenti più volte di convincere il padrone ad un seppur tardivo pentimento. Ed è proprio sulla figura del simpatico servo che Molière apre e chiude la commedia, garantendo alla stessa una perfetta circolarità. Ma Sganarello, personaggio comicamente irresistibile, è anche e soprattutto la “spalla” di Don Giovanni. Onnipresente, sembra quasi un alter ego del protagonista, un alter ego in chiave buffa. E qualcosa di buffo il servo porterà nel finale, mitigando con una vena di umorismo la tragedia del compimento del destino fatale del gran seduttore. Un’opera che fa sorridere, quella di Molière. Un piccolo gioiello.

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