Piccoli suggerimenti di lettura…

Archivio per la categoria ‘Letteratura italiana’

Luigi Pirandello – Sei personaggi in cerca d’autore

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Riflessione sul teatro e sulla vita, i Sei personaggi in cerca d’autore racchiudono tutta l’essenza del pensiero pirandelliano. Nella richiesta da parte dei sei stravaganti protagonisti di una potenziale messinscena c’è molto di più di una semplice riflessione sull’arte, sul teatro e sui suoi meccanismi. Se il compito del teatro, in un certo senso, è quello di rappresentare la vita, la tragicommedia di Pirandello si rivela magistrale. Non solo essa la rappresenta, ma anche ne arricchisce il significato, in una serie di rimandi che si celano dietro le parole dei personaggi – in particolare del Padre e della Figliastra. I sei bizzarri protagonisti chiedono di vivere. Ma qual è il significato di questa parola? Essi hanno già vissuto il proprio dramma, eppure chiedono di ripeterlo sulla scena. Ed ecco allora che emerge in tutta la sua evidenza una delle grandi questioni della poetica pirandelliana: il drammatico contrasto tra la vita in movimento, sfuggente, mutevole, e la forma, fissa, statica. Ma non solo. La forma è anche quella della parola che ingabbia costantemente il proprio significato e che altera la percezione del reale da parte di ognuno di noi. Mille, anzi, centomila personalità ogni volta differenti, come ci insegnano i personaggi dei grandi romanzi pirandelliani. E nelle parole del Padre risuona, nitida, l’eco delle considerazioni di Vitangelo Moscarda: “Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi […] si crede «uno» ma non è vero: è «tanti», signore, «tanti», secondo le possibilità d’essere che sono in noi”.

Niccolò Machiavelli – Il Principe

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Quali sono le qualità che un capo politico deve possedere? Quali le caratteristiche imprescindibili di buon governo? Tutto questo e molto altro nel trattato politico del Segretario fiorentino. Umanista e uomo politico, Machiavelli affronta con acume e lucidità le problematiche relative alla definizione di governo, inteso nel senso più autentico. Autentico nella sua ricaduta “sociale”, autentico nella descrizione delle dinamiche e dei rapporti che regolano la vita politica nella sua generalità. Nella sua prosa scorrevole ma attenta alle fondamentali regole imposte dalla retorica classica, Machiavelli analizza con precisione le doti fondamentali che non possono mancare in chi governa. Ma attenzione. Pur nella citazione di esempi e nomi contemporanei, non sfugge un particolare. Cioè di come, andando oltre una certa finalità pratica, il trattato affronti problematiche che prescindono dalla contingenza storica per porsi al di là di essa. Le riflessioni sulla natura dell’uomo, si sa, non muoiono mai. Al contrario. Si fanno sempre più vive anche tra le pagine di opere che non ci aspetteremmo. Allora dovremmo forse tenere cari gli insegnamenti che abbiamo ereditato dal mondo classico. Aristotele sosteneva che l’uomo è fatto per vivere in società. Affermazione più che mai attuale. E che ci spinge a ripensare – sulle orme di Machiavelli – sui fondamenti del vero vivere in comune.

Luigi Pirandello – Uno, nessuno e centomila

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Realtà o finzione? Essere o apparire? Il protagonista del romanzo pirandelliano si ritrova all’improvviso e un po’ per caso a dover fare i conti con una considerazione a prima vista innocua: l’uomo non è ciò che crede di essere, ma vive diverse identità a seconda del giudizio altrui. E così ognuno di noi può avere mille personalità differenti che ci vengono attribuite ogniqualvolta ci relazioniamo agli altri. Ma se si prova a demolire l’immagine che di noi si è costruita all’esterno, si rischia di sprofondare nel baratro della follia. Follia agli occhi degli altri. Agli occhi persino dello specchio. Oggetto rivelatore per antonomasia dell’apparire dell’uomo a sé stesso, esso in realtà non fa che confondere ancora di più l’identità dell’uno con l’identità dei centomila che convivono in lui. Quello che appare allo specchio non è l’io in carne ed ossa. Ne è soltanto una pallida copia, ancor più sbiadita perché colta nella fissità inespressiva di una maschera. La maschera non vive. Nasconde. Nasconde la persona alla vista altrui e ne restituisce un’immagine per nulla autentica. E allora: qual è la verità, tra le centinaia possibili? E ammesso che ne esista una, qual è il confine tra questa verità e la finzione? Sollevando tali questioni “filosofiche”, il Pirandello romanziere affronta ancora una volta – dopo Il fu Mattia Pascal – la problematica della definizione dell’io. Antica quanto l’uomo e pur sempre attuale. 

Dante – De vulgari eloquentia

dveIl primo trattato sulla lingua italiana. Questo è il De vulgari eloquentia, opera “minore” e incompiuta di Dante. Secondo una prima intenzione dell’autore, il progetto iniziale del trattato – scritto in latino – avrebbe dovuto riguardare una descrizione esaustiva delle potenzialità della nuova lingua volgare, da utilizzarsi in primo luogo nei componimenti poetici. A sostegno delle proprie argomentazioni, Dante cita una serie di autori a lui contemporanei, portati a exempla dell’”eloquenza” di quel volgare più volte definito “illustre”. Ma ciò che più sorprende leggendo il trattato è la novità assoluta dell’approccio dantesco al problema della lingua. Con acuta sensibilità critica e linguistica, il Fiorentino propone una mappatura delle varietà linguistiche dell’Italia del Duecento, riuscendo di fatto in un’operazione mai compiuta sino ad allora. Il De vulgari eloquentia è un’occasione per scoprire un Dante linguista e teorico della lingua ante litteram. Un’occasione per scoprire più a fondo la genialità di colui che è stato a buon diritto eletto tra i padri fondatori della lingua italiana.

Elio Vittorini – Conversazione in Sicilia

conversazione1Non c’è scrittore, si sa, che non rivolga le proprie attenzioni al mondo che lo circonda. Ma la riflessione sul reale prende di volta in volta forme diverse. Ed è questo il caso di Vittorini, che attraverso le pagine di Conversazione vuole regalare un affresco corale di un’umanità verace e “primordiale”. Il viaggio di Silvestro alla riscoperta delle proprie radici diventa un’occasione per raffigurare la varietà della vita umana celata, in superficie, da uno stile felicemente allusivo. In una scrittura scandita da riprese e iterazioni, ogni immagine, ogni nome, ogni oggetto è portatore di un simbolo al di là del quale l’autore intende rappresentare un’umanità policroma, composita nella varietà dei suoi stessi individui. Un’umanità al tempo stesso schiacciata dal peso dei mali del mondo. Ma la veste allegorica del romanzo fa sì che, nonostante la profondità delle tematiche affrontate, la lettura risulti scorrevole, come se ci si trovasse di fronte ad una fiaba. Una fiaba dei tempi moderni, ma con un qualcosa in più.

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