Piccoli suggerimenti di lettura…

Archivio per la categoria ‘Letteratura inglese’

Thomas Hardy – Un semplice interludio

UnSempliceInterludio

Pubblicata nel 1885 e apparsa soltanto oggi per la prima volta nel nostro Paese, questa short story di Hardy poco si discosta dai suoi grandi romanzi. Hardy dipinge brillantemente i chiaroscuri della “sua” società vittoriana. E la breve storia di cui Baptista Trewthen è protagonista ne è l’ennesima dimostrazione. Forse meno decisa e meno definita psicologicamente rispetto alle altre primedonne dei romanzi hardiani, Baptista si ritrova, suo malgrado, a seguire passivamente il corso degli eventi, a custodire un segreto inconfessabile al di sotto di una tranquillità di superficie. Splendida, a tal proposito, la breve descrizione della giovane donna in apertura del racconto: “Inutile cercare sul volto di lei quei colori e quelle sfumature che i cambiamenti repentini di situazioni dipingono sul viso di donne più emotive. […] Non vi era stata alcuna crisi, nei suoi primi anni di fanciulla, che svelasse cosa si nascondeva, come il metallo in fondo a una miniera, dentro di lei”. Attrice involontaria di una piccola tragedia a sfondo familiare (o forse sarebbe meglio parlare di commedia?), Baptista è una personalità mite e a tratti debole, alla quale il destino gioca uno scherzo crudele. Ma alla fine sarà proprio quello stesso destino a dare una mano alla sfortunata ragazza nel riprendere il corso di una vita “normale” dopo quel semplice interludio di un’avventura imprevista e imprevedibile. Nel ricomporre “Giorno dopo giorno la tragicommedia della sua esistenza”.

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Agatha Christie – Dieci piccoli indiani

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La signora del giallo. Maestra indiscussa del genere, Agatha Christie ha confezionato un nutritissimo numero di romanzi e racconti, e tra questi i Dieci piccoli indiani occupano uno dei posti privilegiati. Sorprendente la genialità con la quale la Christie tesse la trama del suo romanzo: una serie di decessi che avvengono in circostanze misteriose in un’isola disabitata. Luoghi chiusi, inaccessibili. Eppure dei dieci convitati non rimarrà nessuno. Chi ha commesso questa serie di misteriosi delitti e per quale motivo? Chi controlla ogni singola mossa delle vittime designate? E qual è l’oscuro e inquietante significato della filastrocca che dà il titolo al romanzo e che sembra annunciare il destino, ormai segnato, dei dieci ospiti di Nigger Island? Per dare una risposta a tutti questi interrogativi, il lettore dovrà arrivare fino alle ultime pagine soltanto dopo essere passato attraverso una lunga serie di congetture. Tutto ciò che a prima vista sembra inspiegabile e dovuto all’intervento di una non meglio specificata entità invisibile e soprannaturale, troverà poi una soluzione più che razionale al mistero. Perché questo è il giallo classico: ricomposizione dell’ordine sconvolto e trionfo della ragione. Un brivido momentaneo che spezza la quotidiana routine.

Samuel T. Coleridge – La ballata del vecchio marinaio

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Natura e soprannaturale, leggenda e storia umana si uniscono in una serie di simbologie che rendono la Ballata di Coleridge un classico della letteratura romantica inglese e non. Il vecchio marinaio racconta la propria storia, più fantastica che reale. Quello che sembrerebbe un classico resoconto di viaggio, si scopre in realtà un’ode alla natura e ai suoi misteri impenetrabili al cuore e alla mente dell’uomo. Il quale non può peccare di superbia, ribellandosi alle leggi eterne dell’universo, ma al contrario è necessario che le accetti e le rispetti. L’uccisione dell’albatros da parte del marinaio ha dunque il gusto di un racconto mitico. L’infrazione dell’ordine cosmico e supremo da parte del marinaio deve essere punita. Nello sguardo vivo e brillante del vecchio marinaio – glittering eye, come scrive Coleridge – è facile vedere un riflesso della sua condizione di “Ebreo errante”, di colui che, vagando senza sosta alcuna, deve ripetere il proprio rito di espiazione rievocando di quando in quando il peccato commesso. Solo così potrà forse riscattarsi agli occhi della Natura. Benevola eppure maligna.

Lewis Carroll – Alice nel Paese delle Meraviglie

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Vivace e giocoso, Alice nel Paese delle Meraviglie non è esattamente un romanzo per ragazzi. E per accorgersene basterebbe affrontarne la lettura in lingua originale. I giochi linguistici, le parodie della e sulla lingua stessa si nascondono all’ombra di ogni singola parola. Carroll si diverte a sfidare la sensibilità linguistica del lettore, creando delle vere e proprie girandole di parole che investono tutti i livelli che compongono la lingua nel suo insieme. Suoni, forme, parole, significati si intrecciano e danno vita a inaspettate creazioni linguistiche che si modellano alle vicende fantastiche raccontate nel romanzo e ai loro stravaganti protagonisti. La creatività di Carroll fa sì che il mezzo linguistico sia insieme svago e momento di sfida alle capacità ludiche del lettore. E così, mentre seguiamo da vicino le avventure della piccola Alice in un mondo incredibile, ci ritroviamo coinvolti in un gioco continuo tra suoni e parole. E senza neanche accorgercene, ritroviamo il ragazzino che è in noi, con la voglia di giocare e di evadere dalla grigia quotidianità per entrare in un mondo fantastico. Nel “paese delle meraviglie”.

Aldous Huxley – Il mondo nuovo

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1932. Huxley scrive un romanzo a dir poco avveniristico. Immagina una società perfetta da ogni punto di vista, senza ombre, in cui il benessere regna sovrano e il dio progresso è l’unico credo. Una sorta di paradiso. Ma cosa succede quando un individuo di una società ritenuta “selvaggia” – e perciò inferiore – viene a contatto con questo mondo? Ovviamente il tentativo del Selvaggio di promuovere un interscambio positivo di valori tra le due realtà è del tutto inutile – e qui ci tornano in mente situazioni e personaggi dei quali Orwell scriverà anni dopo. Ma quelle create da Huxley sono atmosfere molto vicine alla fantascienza, tanto più inattese se si pensa all’epoca in cui il Il mondo nuovo viene concepito e realizzato. Di certo una buona chiave di lettura, nonché un ottimo spunto di riflessione, ci viene dall’epigrafe che apre il romanzo. Davvero le utopie ci aiutano a vivere meglio e ad avere una fiducia incondizionata nel presente e nel futuro più prossimo? Davvero ci fanno sentire più coscienti di noi stessi e dunque più liberi? O forse la libertà è un bene più prezioso di quanto si possa immaginare e che non può essere racchiuso in vuoti stereotipi? Meglio essere un po’ meno perfetti. Ma più liberi. 

Horace Walpole – Il castello di Otranto

ilcastellodiotrantoIl castello di Otranto di Walpole ha inaugurato un genere che avrà grande diffusione nel corso dell’Ottocento e che si chiuderà con il vampiro di Stoker: il romanzo gotico. L’opera di Walpole precorre i tempi e si pone a capostipite dei romanzi di Mary Shelley, di Lewis, di Polidori. Ne Il castello di Otranto ritroviamo in nuce tutte le caratteristiche salienti del genere gotico, caratteristiche che saranno riprese più o meno fedelmente dai vari successori di Walpole. Ambientazioni in luoghi remoti, “meridionali”, riferimenti a episodi e personaggi i cui confini sfumano tra la storia e la leggenda, ricorso a elementi soprannaturali. Tutti aspetti, questi, che esercitano una forte presa sull’immaginario inglese tra Sette e Ottocento, e che ben amalgamati concorrono alla creazione di atmosfere lugubri e ricche di mistero. Atmosfere notturne, che fanno appello all’inconscio del lettore e ne risvegliano timori e paure. E se il gotico ancor oggi ci affascina, lo dobbiamo alla fervida fantasia di Horace Walpole.

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