Piccoli suggerimenti di lettura…

Articoli con tag ‘racconto’

Thomas Hardy – Un semplice interludio

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Pubblicata nel 1885 e apparsa soltanto oggi per la prima volta nel nostro Paese, questa short story di Hardy poco si discosta dai suoi grandi romanzi. Hardy dipinge brillantemente i chiaroscuri della “sua” società vittoriana. E la breve storia di cui Baptista Trewthen è protagonista ne è l’ennesima dimostrazione. Forse meno decisa e meno definita psicologicamente rispetto alle altre primedonne dei romanzi hardiani, Baptista si ritrova, suo malgrado, a seguire passivamente il corso degli eventi, a custodire un segreto inconfessabile al di sotto di una tranquillità di superficie. Splendida, a tal proposito, la breve descrizione della giovane donna in apertura del racconto: “Inutile cercare sul volto di lei quei colori e quelle sfumature che i cambiamenti repentini di situazioni dipingono sul viso di donne più emotive. […] Non vi era stata alcuna crisi, nei suoi primi anni di fanciulla, che svelasse cosa si nascondeva, come il metallo in fondo a una miniera, dentro di lei”. Attrice involontaria di una piccola tragedia a sfondo familiare (o forse sarebbe meglio parlare di commedia?), Baptista è una personalità mite e a tratti debole, alla quale il destino gioca uno scherzo crudele. Ma alla fine sarà proprio quello stesso destino a dare una mano alla sfortunata ragazza nel riprendere il corso di una vita “normale” dopo quel semplice interludio di un’avventura imprevista e imprevedibile. Nel ricomporre “Giorno dopo giorno la tragicommedia della sua esistenza”.

Edgar Allan Poe – I racconti del mistero, dell’incubo e del terrore

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Il gatto nero, La caduta della Casa Usher, L’uomo della folla, I delitti della Rue Morgue: sono soltanto alcuni dei migliori racconti creati dalla penna di uno degli scrittori più ispirati ma anche più incompresi della storia della letteratura. Poe, poeta visionario e “maledetto”. Visioni oniriche, creature soprannaturali, castelli, abbazie e tanto altro ancora nei suoi racconti. Che ci mettono di fronte ai lati più oscuri della mente, alle inquietudini che da sempre accompagnano l’uomo nel suo cammino. Nella brevità di ogni singolo racconto trova compiuta espressione un piccolo mondo a sé stante, un mondo fatto di sogni, simboli e rivelazioni inaspettate. Episodi che spesso lasciano il lettore sospeso a metà, con più interrogativi di quanti non riescano a risolverne. E poi ancora donne straordinarie e affascinanti (come Ligeia e Morella, protagoniste degli omonimi racconti) – nelle cui descrizioni si può leggere una bellissima anticipazione dei motivi vampireschi della produzione letteraria immediatamente successiva a Poe –, mascherate teatrali e grottesche (ne La mascherata della Morte Rossa e in Re Peste), presenze metafisiche e terribili (L’ombra). Tutto crea un’atmosfera senza tempo, sospesa nel breve spazio della visionarietà di un sogno, un’atmosfera che rievoca i fantasmi del doppio di Stevenson e Wilde. Una produzione geniale, quella di Poe, tutta da scoprire. O ri-scoprire. 

James Joyce – Gente di Dublino

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Gente di Dublino: splendido ritratto di una città vista attraverso gli occhi dei suoi stessi abitanti. Nei suoi quindici racconti, Joyce ci consegna l’affresco di una Dublino colta in tutte le sue sfumature. L’umanità provinciale ma variegata propone un itinerario simbolico che parte dall’infanzia per arrivare alla maturità e alla vita pubblica, secondo uno schema lineare che riproduce sulla pagina scritta tutte le stagioni della vita umana – da Arabia a Una madre, sino all’epilogo de I morti. Ma nella totalità della descrizione di Joyce si staglia ben netto il tema di fondo, il comune denominatore della realtà e della vita quotidiana della Dublino di primo Novecento: il senso di immobilità, di paralisi. Che impedisce a tutti i protagonisti di rompere i legami opprimenti con la propria città. Quel muro invalicabile che li separa da un’altra esistenza possibile e soltanto vagheggiata. Quell’ostacolo che si oppone alla fuga di chi vorrebbe deviare il corso della propria vita. E questo desiderio di cambiamento è tanto attraente quanto angosciante. Perché abbandonare le proprie certezze e le proprie radici a favore dell’ignoto è una scommessa, una sfida da accettare coraggiosamente ad occhi chiusi. È l’azione che si oppone all’inazione. E l’inazione, l’immobilità degli abitanti della città irlandese è simboleggiata dalla incantevole immagine finale del romanzo, in cui è racchiuso tutto il senso poetico dell’opera di Joyce. È la neve che copre ogni cosa e pacifica ogni conflitto. Che rende uguali i vivi e i morti.

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