Piccoli suggerimenti di lettura…

Articoli con tag ‘Italia’

Salman Rushdie – L’incantatrice di Firenze

LIncantatriceDiFirenze

Gli occhi sono lo specchio dell’anima, si dice. Ma possono anche riflettere in sé le mille forme del mondo circostante e piegare, come d’incanto, la realtà al proprio volere. Questo è negli occhi della principessa Qara Köz/Angelica, ovvero Madonna Occhi Neri: creatura misteriosa, passionale, enigmatica. E tutto, intorno a lei, sembra cambiare e rispecchiare le mille luci delle sfarzose corti orientali o delle raffinate città italiane. Passato e presente, Oriente e Occidente, si riflettono l’uno dentro l’altro e si fondono in un’unica entità, quasi senza più nessuna distinzione di tempo e di spazio. Come in un gioco di specchi, ogni cosa si rivela e si nasconde allo stesso tempo. Specchi reali, specchi immaginari – lo specchio magico dei Medici, lo Specchio, fedele e fidata servitrice della principessa Angelica, la fuga da Firenze di Ago, Qara Köz/Angelica e lo Specchio prima e quella da Sikri del misterioso viaggiatore poi. E tutt’intorno fastosi e gloriosi imperi d’Oriente, Rinascimento italiano, Firenze e Machiavelli, tradizioni popolari. La Storia e la Leggenda si confondono, come incantate anch’esse dalla magia della principessa dagli Occhi Neri. Una visione ciclica di un mondo che, a dispetto delle apparenti divisioni, si scopre forse più unito che mai. Come acutamente osserva Mogor dell’Amore, lo straniero, “La maledizione della razza umana non è che siamo così diversi gli uni dagli altri, ma che siamo tanto simili”. Una magistrale lezione di umanità.

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Horace Walpole – Il castello di Otranto

ilcastellodiotrantoIl castello di Otranto di Walpole ha inaugurato un genere che avrà grande diffusione nel corso dell’Ottocento e che si chiuderà con il vampiro di Stoker: il romanzo gotico. L’opera di Walpole precorre i tempi e si pone a capostipite dei romanzi di Mary Shelley, di Lewis, di Polidori. Ne Il castello di Otranto ritroviamo in nuce tutte le caratteristiche salienti del genere gotico, caratteristiche che saranno riprese più o meno fedelmente dai vari successori di Walpole. Ambientazioni in luoghi remoti, “meridionali”, riferimenti a episodi e personaggi i cui confini sfumano tra la storia e la leggenda, ricorso a elementi soprannaturali. Tutti aspetti, questi, che esercitano una forte presa sull’immaginario inglese tra Sette e Ottocento, e che ben amalgamati concorrono alla creazione di atmosfere lugubri e ricche di mistero. Atmosfere notturne, che fanno appello all’inconscio del lettore e ne risvegliano timori e paure. E se il gotico ancor oggi ci affascina, lo dobbiamo alla fervida fantasia di Horace Walpole.

Dante – De vulgari eloquentia

dveIl primo trattato sulla lingua italiana. Questo è il De vulgari eloquentia, opera “minore” e incompiuta di Dante. Secondo una prima intenzione dell’autore, il progetto iniziale del trattato – scritto in latino – avrebbe dovuto riguardare una descrizione esaustiva delle potenzialità della nuova lingua volgare, da utilizzarsi in primo luogo nei componimenti poetici. A sostegno delle proprie argomentazioni, Dante cita una serie di autori a lui contemporanei, portati a exempla dell’”eloquenza” di quel volgare più volte definito “illustre”. Ma ciò che più sorprende leggendo il trattato è la novità assoluta dell’approccio dantesco al problema della lingua. Con acuta sensibilità critica e linguistica, il Fiorentino propone una mappatura delle varietà linguistiche dell’Italia del Duecento, riuscendo di fatto in un’operazione mai compiuta sino ad allora. Il De vulgari eloquentia è un’occasione per scoprire un Dante linguista e teorico della lingua ante litteram. Un’occasione per scoprire più a fondo la genialità di colui che è stato a buon diritto eletto tra i padri fondatori della lingua italiana.

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