Piccoli suggerimenti di lettura…

Articoli con tag ‘fantasia’

Luigi Pirandello – Sei personaggi in cerca d’autore

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Riflessione sul teatro e sulla vita, i Sei personaggi in cerca d’autore racchiudono tutta l’essenza del pensiero pirandelliano. Nella richiesta da parte dei sei stravaganti protagonisti di una potenziale messinscena c’è molto di più di una semplice riflessione sull’arte, sul teatro e sui suoi meccanismi. Se il compito del teatro, in un certo senso, è quello di rappresentare la vita, la tragicommedia di Pirandello si rivela magistrale. Non solo essa la rappresenta, ma anche ne arricchisce il significato, in una serie di rimandi che si celano dietro le parole dei personaggi – in particolare del Padre e della Figliastra. I sei bizzarri protagonisti chiedono di vivere. Ma qual è il significato di questa parola? Essi hanno già vissuto il proprio dramma, eppure chiedono di ripeterlo sulla scena. Ed ecco allora che emerge in tutta la sua evidenza una delle grandi questioni della poetica pirandelliana: il drammatico contrasto tra la vita in movimento, sfuggente, mutevole, e la forma, fissa, statica. Ma non solo. La forma è anche quella della parola che ingabbia costantemente il proprio significato e che altera la percezione del reale da parte di ognuno di noi. Mille, anzi, centomila personalità ogni volta differenti, come ci insegnano i personaggi dei grandi romanzi pirandelliani. E nelle parole del Padre risuona, nitida, l’eco delle considerazioni di Vitangelo Moscarda: “Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi […] si crede «uno» ma non è vero: è «tanti», signore, «tanti», secondo le possibilità d’essere che sono in noi”.

Lewis Carroll – Alice nel Paese delle Meraviglie

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Vivace e giocoso, Alice nel Paese delle Meraviglie non è esattamente un romanzo per ragazzi. E per accorgersene basterebbe affrontarne la lettura in lingua originale. I giochi linguistici, le parodie della e sulla lingua stessa si nascondono all’ombra di ogni singola parola. Carroll si diverte a sfidare la sensibilità linguistica del lettore, creando delle vere e proprie girandole di parole che investono tutti i livelli che compongono la lingua nel suo insieme. Suoni, forme, parole, significati si intrecciano e danno vita a inaspettate creazioni linguistiche che si modellano alle vicende fantastiche raccontate nel romanzo e ai loro stravaganti protagonisti. La creatività di Carroll fa sì che il mezzo linguistico sia insieme svago e momento di sfida alle capacità ludiche del lettore. E così, mentre seguiamo da vicino le avventure della piccola Alice in un mondo incredibile, ci ritroviamo coinvolti in un gioco continuo tra suoni e parole. E senza neanche accorgercene, ritroviamo il ragazzino che è in noi, con la voglia di giocare e di evadere dalla grigia quotidianità per entrare in un mondo fantastico. Nel “paese delle meraviglie”.

Horace Walpole – Il castello di Otranto

ilcastellodiotrantoIl castello di Otranto di Walpole ha inaugurato un genere che avrà grande diffusione nel corso dell’Ottocento e che si chiuderà con il vampiro di Stoker: il romanzo gotico. L’opera di Walpole precorre i tempi e si pone a capostipite dei romanzi di Mary Shelley, di Lewis, di Polidori. Ne Il castello di Otranto ritroviamo in nuce tutte le caratteristiche salienti del genere gotico, caratteristiche che saranno riprese più o meno fedelmente dai vari successori di Walpole. Ambientazioni in luoghi remoti, “meridionali”, riferimenti a episodi e personaggi i cui confini sfumano tra la storia e la leggenda, ricorso a elementi soprannaturali. Tutti aspetti, questi, che esercitano una forte presa sull’immaginario inglese tra Sette e Ottocento, e che ben amalgamati concorrono alla creazione di atmosfere lugubri e ricche di mistero. Atmosfere notturne, che fanno appello all’inconscio del lettore e ne risvegliano timori e paure. E se il gotico ancor oggi ci affascina, lo dobbiamo alla fervida fantasia di Horace Walpole.

Robert Louis Stevenson – Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

dottor-jekyll-e-mr-hydeIl breve romanzo firmato Stevenson ci porta alla scoperta del carattere distintivo della psiche umana: il dualismo tra il bene e il male. Che lo scontro tra queste due facce della medaglia non sia una tematica nuova in letteratura, è un dato di fatto. Tuttavia Stevenson la affronta in un modo del tutto personale. E la chimica, da poco affacciatasi al mondo moderno, diventa il lato inquietante di una scienza che non si configura come positiva e portatrice di benessere, al contrario. La nuova scienza può essere anche sconosciuta e pericolosa, uno strumento che apre un abisso sul versante oscuro della personalità e che pone l’uomo razionale in netto contrasto con l’Altro da sé. Ciò risulta tanto più inquietante se si pensa che il male può irrompere improvvisamente da un momento all’altro, sgretolando quella superficie di apparente normalità che caratterizza la Londra di fine secolo. Ed ecco che l’Altro diventa ancora una volta il mostro per eccellenza, l’elemento negativo da estirpare a tutti i costi e con ogni mezzo (sia esso la scienza o la magia). Si ripropone allora di nuovo l’interrogativo: è possibile separare e sconfiggere il male insito nella natura umana? Se l’uomo altro non è che la risultante di due dimensioni antitetiche, come risolvere il problema fondamentale sull’esistenza? Il caso del dottor Jekyll e del suo alter ego non è soltanto una storia fantastica. È una manifestazione di quell’inquietudine di fine secolo che forse ancora oggi ci appartiene. Almeno in parte.

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