Piccoli suggerimenti di lettura…

Articoli con tag ‘città’

Raymond Chandler – Il grande sonno

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Con Chandler inizia la grande stagione del noir. Perché Chandler è capace di creare storie che si discostano dai canoni del giallo classico. In tutti i suoi romanzi non ci troviamo di fronte alla tradizionale indagine di un investigatore incaricato di scovare il colpevole per assicurarlo alla giustizia. Ben lontano dai suoi predecessori, – Poirot e Sherlock Holmes su tutti – ne Il grande sonno il detective Marlowe si ritrova coinvolto in prima persona in un vortice di ricatti, omicidi e misteriose scomparse. Il private eye creato dalla penna di Chandler è un temerario, un lupo solitario. Porta avanti le proprie indagini opponendosi  a tutto e a tutti, se necessario persino alla polizia. Cammina lungo il confine sottile tra legalità e illegalità, tra giusto e sbagliato. E seguirlo passo dopo passo nelle sue avventure vuol dire seguirlo nel suo viaggio attraverso i luoghi notturni e oscuri della città, luoghi ricchi di mistero, in cui si ha sempre la sensazione che stia per accadere qualcosa. E in effetti la suspense non manca, nei romanzi di Chandler. Anzi, tale effetto di “tensione” è il punto di forza della tecnica narrativa dello scrittore statunitense. Il successo de Il grande sonno è stato a dir poco immediato. Come non ricordarne l’adattamento per il grande schermo, protagonista il leggendario Bogart? Ed è così che il genere noir si conferma, da sempre, letteratura contemporanea, legata al presente del proprio tempo. Un successo che dura. Ancora oggi.

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James Joyce – Gente di Dublino

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Gente di Dublino: splendido ritratto di una città vista attraverso gli occhi dei suoi stessi abitanti. Nei suoi quindici racconti, Joyce ci consegna l’affresco di una Dublino colta in tutte le sue sfumature. L’umanità provinciale ma variegata propone un itinerario simbolico che parte dall’infanzia per arrivare alla maturità e alla vita pubblica, secondo uno schema lineare che riproduce sulla pagina scritta tutte le stagioni della vita umana – da Arabia a Una madre, sino all’epilogo de I morti. Ma nella totalità della descrizione di Joyce si staglia ben netto il tema di fondo, il comune denominatore della realtà e della vita quotidiana della Dublino di primo Novecento: il senso di immobilità, di paralisi. Che impedisce a tutti i protagonisti di rompere i legami opprimenti con la propria città. Quel muro invalicabile che li separa da un’altra esistenza possibile e soltanto vagheggiata. Quell’ostacolo che si oppone alla fuga di chi vorrebbe deviare il corso della propria vita. E questo desiderio di cambiamento è tanto attraente quanto angosciante. Perché abbandonare le proprie certezze e le proprie radici a favore dell’ignoto è una scommessa, una sfida da accettare coraggiosamente ad occhi chiusi. È l’azione che si oppone all’inazione. E l’inazione, l’immobilità degli abitanti della città irlandese è simboleggiata dalla incantevole immagine finale del romanzo, in cui è racchiuso tutto il senso poetico dell’opera di Joyce. È la neve che copre ogni cosa e pacifica ogni conflitto. Che rende uguali i vivi e i morti.

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