Piccoli suggerimenti di lettura…

Archivio per la categoria ‘Letteratura inglese’

James Joyce – Gente di Dublino

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Gente di Dublino: splendido ritratto di una città vista attraverso gli occhi dei suoi stessi abitanti. Nei suoi quindici racconti, Joyce ci consegna l’affresco di una Dublino colta in tutte le sue sfumature. L’umanità provinciale ma variegata propone un itinerario simbolico che parte dall’infanzia per arrivare alla maturità e alla vita pubblica, secondo uno schema lineare che riproduce sulla pagina scritta tutte le stagioni della vita umana – da Arabia a Una madre, sino all’epilogo de I morti. Ma nella totalità della descrizione di Joyce si staglia ben netto il tema di fondo, il comune denominatore della realtà e della vita quotidiana della Dublino di primo Novecento: il senso di immobilità, di paralisi. Che impedisce a tutti i protagonisti di rompere i legami opprimenti con la propria città. Quel muro invalicabile che li separa da un’altra esistenza possibile e soltanto vagheggiata. Quell’ostacolo che si oppone alla fuga di chi vorrebbe deviare il corso della propria vita. E questo desiderio di cambiamento è tanto attraente quanto angosciante. Perché abbandonare le proprie certezze e le proprie radici a favore dell’ignoto è una scommessa, una sfida da accettare coraggiosamente ad occhi chiusi. È l’azione che si oppone all’inazione. E l’inazione, l’immobilità degli abitanti della città irlandese è simboleggiata dalla incantevole immagine finale del romanzo, in cui è racchiuso tutto il senso poetico dell’opera di Joyce. È la neve che copre ogni cosa e pacifica ogni conflitto. Che rende uguali i vivi e i morti.

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Mary Shelley – Frankenstein

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Composto di getto e quasi per gioco da una giovanissima Mary Shelley, Frankenstein o il Prometeo moderno – questo il titolo completo – si annovera tra i più classici romanzi gotici. Nella narrazione delle disavventure del dottor Frankenstein, si uniscono e si intrecciano tutti gli ingredienti del gotico: terrore, suspense, senso dell’orrore. Affascinato dal potere della scienza, Frankenstein è convinto di poter ridare vita alla materia ormai morta. Invece non crea altro che un “mostro” (come viene più volte definito nel romanzo), una creatura pericolosa e incontrollabile. Colpevole, come un nuovo Prometeo, di aver voluto travalicare i limiti della natura e dell’esistenza umana, verrà inesorabilmente trascinato alla rovina dalla sua stessa creatura. Il desiderio, insito nella natura dell’uomo, di rendersi immortale, di sfidare la caducità del tempo e la corruzione della materia è un divieto che non può essere infranto. Perché una volta contravvenuti alla suprema legge della natura, ciò che ne deriva può essere soltanto dolore e distruzione. Neanche l’uomo può sconvolgere questo ordine prefissato, malgrado abbia dalla sua i potenti mezzi della scienza. Ed è per questo che, al di là di una fantastica creazione di un vero e proprio mito letterario, il romanzo di Mary Shelley è anche una riflessione sul destino dell’uomo e sul suo posto nell’universo. Un universo che si rende inafferrabile proprio nel momento in cui pensiamo di averne compreso i segreti più nascosti.

Robert Louis Stevenson – Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

dottor-jekyll-e-mr-hydeIl breve romanzo firmato Stevenson ci porta alla scoperta del carattere distintivo della psiche umana: il dualismo tra il bene e il male. Che lo scontro tra queste due facce della medaglia non sia una tematica nuova in letteratura, è un dato di fatto. Tuttavia Stevenson la affronta in un modo del tutto personale. E la chimica, da poco affacciatasi al mondo moderno, diventa il lato inquietante di una scienza che non si configura come positiva e portatrice di benessere, al contrario. La nuova scienza può essere anche sconosciuta e pericolosa, uno strumento che apre un abisso sul versante oscuro della personalità e che pone l’uomo razionale in netto contrasto con l’Altro da sé. Ciò risulta tanto più inquietante se si pensa che il male può irrompere improvvisamente da un momento all’altro, sgretolando quella superficie di apparente normalità che caratterizza la Londra di fine secolo. Ed ecco che l’Altro diventa ancora una volta il mostro per eccellenza, l’elemento negativo da estirpare a tutti i costi e con ogni mezzo (sia esso la scienza o la magia). Si ripropone allora di nuovo l’interrogativo: è possibile separare e sconfiggere il male insito nella natura umana? Se l’uomo altro non è che la risultante di due dimensioni antitetiche, come risolvere il problema fondamentale sull’esistenza? Il caso del dottor Jekyll e del suo alter ego non è soltanto una storia fantastica. È una manifestazione di quell’inquietudine di fine secolo che forse ancora oggi ci appartiene. Almeno in parte.

Charles Dickens – Grandi speranze

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Una storia a lieto fine. Questo è quanto suggerisce il titolo del romanzo di Dickens. Nella parabola dell’orfano Pip è facile vedere un riflesso del self made man, di colui che, vuoi per aiuto della sorte, vuoi per meriti personali, finisce per creare da sé la propria agiatezza sociale. Pip, passando attraverso una interminabile serie di peripezie e incontrando lungo il suo cammino una singolare varietà di uomini e donne più spesso intenzionati ad ostacolarlo che ad aiutarlo, arriverà finalmente al momento del riscatto sociale, di fatto capovolgendo la propria condizione di orfano povero. Dall’infanzia alla maturità. Dalla povertà alla ricchezza. Quale migliore lieto fine? E malgrado un susseguirsi incessante di alti e bassi, di sventure e di colpi di fortuna, la storia di questo eroe moderno rivela una sostanziale fiducia di fondo. Un invito a confidare nelle nostre capacità e anche – perché no – nella nostra buona stella, persino nei momenti più bui. Un invito all’ottimismo. Perché in fondo l’uomo rimane sempre l’unico artefice del proprio destino.   

William Shakespeare – Amleto

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“Essere o non essere”. I due concetti chiave di tutta la filosofia classica, nonché del pensiero occidentale. Nella frase del principe danese si ritrova tutta l’eredità culturale che il mondo greco e latino ci ha lasciato. Negli anni in cui Shakespeare scrive, grandissima è la riscoperta dei grandi drammi della latinità. Della riscoperta dei valori fondanti la natura umana. Della riscoperta dell’uomo, vero fulcro dell’universo. In un crescendo di azioni e passioni, l’Amleto ci conduce nel cuore delle vicende e dei sentimenti umani, svelandone i più reconditi angoli. La tragedia shakespeariana è uno scandaglio dell’animo dell’uomo, indagato in tutta la sua complessità. Amleto, autentico personaggio tragico, è l’uomo delle antitesi e delle contraddizioni. Malinconico, eternamente combattuto tra l’essere e il dover essere, tra l’istinto e la razionalità, egli trova nella dimensione del dubbio e della follia la realizzazione più congeniale dei propri progetti. Ma inevitabilmente questi progetti di vendetta sono destinati a naufragare. Perché in Amleto convivono risoluzione e debolezza. Perché Amleto, in fondo, è “umano”. 
Sulla tragedia – e soprattutto sull’omonimo protagonista – tanto si è scritto e si è dibattuto. Ma niente è valso a toglierle il fascino che le è proprio. E che la rende immortale.

Bram Stoker – Dracula

draculaEccolo, il grande protagonista. Il progenitore di una numerosa stirpe di vampiri che, a oltre un secolo dalla sua prima apparizione, continua ancora oggi ad essere oggetto di romanzi e film di ogni genere. È innegabile la fortuna così vasta alla quale è andato incontro il vampiro creato dalla penna di Stoker. Ma perché tanto successo? Forse perché affascina il mistero eterno della vita e della morte. Forse perché Dracula rispecchia la parte oscura che è in ognuno di noi. Forse perché questa creatura, sospesa tra sogno e realtà, altro non è che l’immagine simbolo di ciò che terrorizza ma allo stesso tempo attrae. Nel continuo alternarsi di morte e rinascita, nel rinnovarsi del mistero per mezzo dell’elemento vitale del sangue, il Non-Morto si pone a metà tra l’umano e il soprannaturale. Definirne la vera natura è tutt’altro che semplice. Come il dio Proteo, il Conte appare ogni volta in una forma diversa. Gli specchi non sono in grado di catturarne l’immagine. La notte è il suo regno. Continuamente in bilico tra la vita e la morte, il suo fine è la sopravvivenza nel mondo degli uomini. Ma ogni tentativo di questi ultimi di resistere al potere di Dracula diventa vano. Né la scienza né la ragione possono nulla di fronte all’invincibilità del nemico. E allora tanto vale affidarsi alle armi della magia: l’aglio, il crocifisso, il paletto di legno. Perché dove non arriva la ragione soccorre ciò che comunemente si chiama superstizione. Ma tutto questo porta davvero ad una soluzione definitiva? Alla sconfitta perenne del male? All’annullamento della zona oscura della nostra anima? Probabilmente no. Se così fosse, da parte sua Dracula non avrebbe più nulla da dirci.

George Orwell – 1984

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Sorprendentemente attuale. Ecco come si presenta il romanzo capolavoro di Orwell, volendo descriverlo in poche parole. Sorprendentemente attuale perché se si pensa che questo romanzo è stato concepito e scritto sessant’anni or sono, non si può non trovare un riscontro nella realtà di oggi. In un mondo in cui il potere dei media, spesso portavoce di qualsivoglia tipo di ideologia, si fa sempre più forte e invadente, è facile sentirsi, in fin dei conti, dei nuovi Winston sotto la lente di ingrandimento di quel “padrone assoluto”, di quel Grande Fratello che tutto osserva e tutto orchestra. Di quel Grande Fratello che, al di sotto di un’apparente ma allettante maschera benevola, in realtà nasconde il volto inquietante di un potere in grado di assoggettare l’inconsapevole uomo moderno. Nell’epopea di Winston, il tormentato protagonista, si rintraccia la volontà (o perlomeno il tentativo) di ribellione nei confronti di una società inglobante, il cui fine ultimo altro non è che la massificazione dell’individuo, a scapito di ogni tipo di libertà. Ma Orwell, in una visione lucida e disincantata, non offre un lieto fine consolatorio, né tantomeno una risposta definitiva. Al contrario, il fallimento di Winston non fa altro che gettare un’ombra inquietante, un nuovo interrogativo sulla nostra esistenza di uomini moderni. Quasi nuovo Icaro che troppo ha osato, il nostro eroe finisce irrimediabilmente per essere punito. Ma esiste punizione peggiore della riammissione finale nel mondo di Oceania? E della definitiva presa di coscienza che ogni tentativo di ribellione è vano, perciò tanto vale accettare di essere parte di questo mondo? Un romanzo attuale. Sorprendentemente attuale. E per riflettere.

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